SPORT ESTREMI (2) PARKOUR

 

FACCIAMOCI UN CAFFE’, la mia trasmissione radio, mi ha fatto incontrare direttamente o meno persone stravanganti, intellettuali, esperti di cibo, di medicina che molto probabilmente mai nella mia vita avrei incontrato.

Cura e spazio particolare voglio dedicarla a dei ragazzi, a dei TRACEURS.

Questo articolo è dedicato a tutti giovani “BENE” e per “BENE” non intendo ricchi o di famiglie altolocate, ma ragazzi che hanno già un’idea , un obiettivo, uno strumento per affrontare la vita che è nella loro mente e nel loro corpo e che non è solo uno sport, ma è disciplina e modo di affrontare tutti gli ostacoli che la vita ci pone…mi hanno insegnato molto e spero anche a voi.

Per farvi capire di cosa parleremo sappiate che :

Il Parkour nasce in Francia a metà degli anni ottanta, per opera di David Belle e Sebastien Faucan, a loro volta allievi  degli Yamakasi coloro che fondarono e promossero l’Art du Deplacement (l’arte dello spostarsi) . Il termine “Parkour” deriva dal Francese ovviamente “parcour”= percorso ed il praticante si chiama “traceur” termine che trovo azzeccatissimo ( basta solo vedere un video per visualizzare le loro..tracce): colui che traccia il percorso di vita enon. Ma il Parkour non è solo sport, è filosofia di vita che diventa poi anche sport ma soprattutto disciplina e la  Vera Arte dello spostamento.

Ci sono diverse correnti di pensiero e diverse filosofie e quella promossa da Foucan è quella a cui si rifà il primo dei ragazzi intervistati: Ivan Nikodimovichivan

Gli ho chiesto perchè il parkour?

Ivan: Il parkour lo vivevamo diversamente da come lo può vivere ora un ragazzo che si appresta alla disciplina, e questo con suoi pro e i suoi contro. Possiamo fare il paragone della brace che bruca lenta ma durevole ed un fuoco vivo che è impattante ma solo per un breve periodo. Ogni cosa per me allora era scoperta, non avevamo troppi video di riferimento, ancora non era scoppiata la mania del “tutorial” (che presto sarebbe violentemente comparsa).

Vi era un movimento che partiva dalla fantasia, più che non da un video visto in cameretta la sera prima, vi era l’incertezza che quel movimento fosse “umanamente possibile” il che comprendeva non incredibili salti mortali con avvitamenti, ma semplicemente cadute da una certa altezza, salti di precisione mai testati etc etc…. chiaramente la conquista era per noi ancora più partecipata, non si facevano i salti che si vedevano ora ma ci si stupiva sicuramente molto di più. Ora si ha invece la fortuna e sfortuna di sapere che certi movimenti si possono fare, ci sono più persone con esperienza che accompagnano velocemente l’interessato a livelli di preparazione notevoli. C’è da lavorare un po’ di più sulla fantasia spesso, e sta lì la chiave che ti fa innamorare della disciplina. Il parkour è un TUO movimento, se si cerca di imitare gli altri, si avrà unicamente un fuoco di paglia che smette di bruciare quando avrai finito di imitare tutti i movimenti che la tua fisicità ti permetterà di seguire, di un determinato begnamino. Tornare un po’ bambini e occupare lo spazio col proprio movimento, creare un proprio percorso che si svincola dalle “tecniche”, far viaggiare la fantasia ed inseguirla tra gli ostacoli, questo è quello che fa un traceur che alla domanda “Perché proprio parkour e non un altro sport?”, con “perché ormai non faccio parkour, è semplicemente il mio modo di muovermi, pensare, vivere, quotidiano”.

Eh? credo che vi sia già chiaro ma per chi non lo fosse, vi propongo altre 2 punti di vista:

Erblin Zoto

erblin

Erblin: Io ho fatto molti sport prima di questo, però penso ke il Parkour  mi sia appartenuto già da piccolo dato che già allora senza sapere l’esistenza del parkour mi piaceva andare al limite di quello che potevo fare, salti da altezze in lungo, arrampicarmi e superare dei ostacoli ecc… da quando poi ho scoperto il parkour ho subito cominciato a praticarlo.

E infine Alex Fazari

ALEX

Alex : Il mio approccio alla disciplina del parkour é stato quasi indispensabile, vedere quel modo di muoversi molto scimmiesco mi ha ricordato quando da piccolo mi chiamavano tutti scimmietta a causa della mia iperattività che mi spingeva a non fermarmi mai, ad arrampicarmi, a correre, a saltare e, accorpando il tutto, anche a superare svariati ostacoli; in un certo senso lo avevo già nel sangue.

La parte più interessante e importante della disciplina a parer mio non è l’approccio fisico, ma tutto ciò che sta dietro, come in primis la “non competitività” tra i praticanti (l’unica competitività concessa é con se stessi, per imparare ad essere sempre migliori rispetto al nostro passato), l’idea di una crescita fisica e mentale con il supporto di un grande gruppo, una grande famiglia e non per ultima la disciplina intesa come il sapersi comportare e relazionare durante gli allenamenti come nella vita in generale…ecco perché spronarsi ad andare sempre avanti, cercare di superare sempre un ostacolo anche se questo ci spaventa o non sembra adatto alle nostre capacità é un po’ l’esempio della vita in realtà. Questo é tutto ciò che mi affascina e mi sprona quotidianamente a migliorarmi anche se a piccoli passi.

capito??

sono questi i giovani che dobbiamo curare  e far prendere da esempio e non chi bla bla…

Buona Vita  a tutti i Traceurs del mondo poichè molti di noi sono Traceurs e neanche lo sappiamo, siamo Traceurs ogni volta che nella vita misuriamo l’ostacolo e con grande concentrazione, raccogliendo tutte le nostre risorse fisiche e mentali, ci impegnamo a superare. Buona Vita.

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